MONUMENTO WALTER ROSSI, ORIGINE E COMPLETAMENTO
Abbiamo chiesto al suo autore, Giuseppe Rogolino, un racconto su come si arrivò all’inaugurazione di quel monumento il 30 settembre 1980, nel terzo anniversario dell’omicidio di Walter.
Un monumento che, a parte lapidi, cippi e targhe dedicate ai partigiani e alle partigiane cadute nella lotta di liberazione, fu il secondo a Roma – dopo quello a Giordano Bruno del 9 giugno 1889 – a essere messo in posa dal basso, senza essere commissionato dalle istituzioni cittadine (https://potenzialibersagli2026.noblogs.org/i-sei-monumenti-installati-a-roma-e-finanziati-dal-basso-negli-ultimi-137-anni). Fu finanziato collettivamente e installato senza chiedere alcun permesso, addirittura di notte, in mezzo alle macchine che passavano a pochi metri di distanza su via Camilluccia.
Il monumento a Walter Rossi, situato a Roma nell’omonima piazza (ex piazza Igea), è molto più di una semplice scultura: è un simbolo della memoria collettiva degli anni Settanta, dell’“assalto al cielo”, delle lotte studentesche e sociali che caratterizzarono quella stagione straordinaria di sogni e conflitti di un’intera generazione, in cui l’utopia sembrava realtà e la rivoluzione possibile.

Una stagione che, comunque la si giudichi, rese possibili conquiste fondamentali sul piano dei diritti sociali e civili e produsse un forte avanzamento culturale: le radio libere, i festival musicali, l’internazionalismo e le mobilitazioni contro i golpe fascisti dalla Grecia al Cile e all’Argentina; le proteste contro l’arrivo del presidente USA Nixon; i campeggi di lotta contro le basi NATO, al grido di “fuori l’Italia dalla NATO e fuori la NATO dall’Italia”; le battaglie per il diritto all’aborto e al divorzio. Il personale che diventa politico, il femminismo, il rivendicare non più solo il pane ma anche le rose, il diritto alla gioia e alla qualità della vita. Una stagione in cui “i re erano un po’ più nudi” e “il potere aveva la febbre”.
Per fermare tutto questo, i fascisti sparavano agli antifascisti e mettevano bombe sui treni, nelle piazze e nelle stazioni, dentro la strategia della tensione, per difendere un potere traballante e i suoi mandanti.

Piazza Igea era tutto questo: un presidio antifascista che aveva strappato il controllo della zona ai fascisti. Un luogo dove convivevano i “duri e puri”, gli “indiani metropolitani” e le avanguardie delle pratiche psichedeliche sociali e solidali, intese come esperienze collettive di espansione della coscienza. Un crogiolo di esperienze diverse, unite dal minimo comune denominatore dell’antifascismo, dell’antisessismo, dell’antirazzismo, dell’anticapitalismo e dell’anticolonialismo.
Da Piazza Igea si partiva insieme per le manifestazioni, per il festival di Lotta Continua a Licola nel 1975, per i presidi antifascisti, per il campeggio contro il nucleare a Montalto di Castro o per il festival pop di Villa Pamphili.
È in quel contesto, dopo il 30 settembre 1977, che l’opera venne concepita e realizzata dallo scultore Giuseppe Rogolino su richiesta dei compagni e delle compagne di Walter. Fu installata nella piazza, a poca distanza da casa sua, dove ogni giorno partecipava a quello che allora era un presidio antifascista permanente: un argine contro le scorribande dei neofascisti della sezione MSI Balduina, chiusa solo dopo quell’omicidio.

Walter Rossi era un giovane militante di Lotta Continua, aveva 20 anni. Il 30 settembre 1977, mentre partecipava a un volantinaggio antifascista in viale delle Medaglie d’Oro, nel quartiere Balduina, fu ucciso da un colpo di pistola alla nuca sparato da un gruppo di neofascisti usciti dalla sezione dell’MSI, protetti da un blindato della celere.
Le testimonianze degli antifascisti presenti indicarono come responsabile Alessandro Alibrandi, con la complicità di Cristiano Fioravanti, entrambi militanti del Fronte della Gioventù e successivamente confluiti nei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR). Il proiettile che colpì Walter alla nuca fu sparato da Alibrandi.
Walter fu ucciso durante un volantinaggio organizzato in risposta al ferimento, avvenuto il giorno precedente, 29 settembre 1977, di Elena Pacinelli proprio in quella che allora era ancora Piazza Igea. Elena fu colpita all’addome da un proiettile; un anno dopo si ammalò di tumore nella stessa zona del ferimento e morì poco dopo, diventando un’altra vittima della violenza neofascista di quegli anni. Nel suo caso, come purtroppo in molti altri, le indagini non portarono a nessuna condanna.

Io, Mefisto, che ho curato questa introduzione e ho chiesto il racconto a Giuseppe Rogolino, conoscevo Elena Pacinelli ed ero amico di Walter Rossi. Abitava su via Trionfale, sopra il negozio Trionfal Sport, mentre io vivevo a Piazza Monte Gaudio 28: circa duecento metri di distanza, ma soprattutto eravamo gli antifascisti della stessa zona, nello stesso periodo.
A Piazza Igea ci sono cresciuto: mi ci sono scontrato con i fascisti, mi ci sono innamorato, ci ho discusso, ballato e cantato, ci ho fumato le prime canne, ci ho riso e pianto. Lì ho vissuto la mia adolescenza e il mio primo attivismo politico: nel 1977 io avevo 17 anni, Walter 20.
Giuseppe Rogolino è stato per me un “cattivo maestro”, e gliel’ho già detto. Quando vidi per la prima volta il monumento a Walter Rossi piansi: per la commozione, per la gioia e per la consapevolezza che quella massa di materia avrebbe continuato a parlare per sempre di lui.
Nel 1992, insieme a Costantino Pucci – l’altro 50% di Arte Come Sopravvivenza – realizzammo “Sfonda il Blocco” al CSOA Corto Circuito, in memoria di Auro Bruni, assassinato lì il 19 maggio 1991. In quel momento pensavo all’opera di Rogolino, al monumento a Walter Rossi, e a come quell’opera avrebbe continuato a parlare per sempre.
È anche per questo, in fondo, che continuo ancora oggi con Arte Come Sopravvivenza: fino alle sagome – la sesta e la settima – di Potenziali Bersagli 2026 contro il genocidio del popolo palestinese, dopo le cinque realizzate il 25 aprile 1995 a Porta San Paolo, davanti alla Piramide Cestia.
Alessandro “Mefisto” Buccolieri
Arte Come Sopravvivenza

CHI COMMISSIONÒ LA SCULTURA?
(Giuse Rogolino, da ora in poi sarà solo G.R.) Pochi giorni dopo la morte di Walter Rossi, venne a parlarmi nel liceo artistico in cui insegnavo a quel tempo, Bebo Moroni, amico di Walter e mio allievo. Con una certa commozione mi chiese, anche a nome dei suoi amici, se potevo fare una scultura in memoria del loro amico. Era un momento storico molto difficile e nella stessa scuola convivevano fazioni politiche opposte, ma io gli dissi subito di si. Il resto è storia.
QUAL’È IL SIGNIFICATO DELL’OPERA?
G.R. – Il monumento rappresenta un grande meteorite (una massa ovoidale di peperino) dal quale emergono dieci mani in bronzo dorato, alcune protese verso l’alto, altre che fuoriescono da una sorta di eclissi. Le mani rappresentano le energie giovanili, la speranza e la vita che resistono e “sopravvivono” alla forza distruttrice del meteorite (la violenza e la morte sono rappresentate dalle figure scimmiesche scolpite nel suo interno). È un inno alla persistenza degli ideali oltre la tragedia personale.
L’opera intitolata “Contro ogni violenza”, l’ho dedicata a Walter Rossi e a tutte quelle ragazze e quei ragazzi che rifiutano, combattono e si oppongono, alle ingiustizie originate dalla brutalità politica: ieri, oggi e domani.
L’installazione originale del monumento a Walter Rossi nel 1980 fu un atto di forte impatto simbolico, nato dalla volontà popolare e dal movimento studentesco più che da un iter istituzionale tradizionale.
Il monumento fu il risultato di una sottoscrizione pubblica. Gli amici di Walter, i militanti di Lotta Continua e i cittadini del quartiere Trionfale-Balduina raccolsero i fondi necessari per permettermi di realizzare l’opera. Una ricevuta di 600.000 lire della cava Bardelloni di Marino, da me conservata, prova come furono utilizzati parte dei soldi raccolti.
La sua collocazione fu una vera e propria riappropriazione dello spazio pubblico: la piazza (allora chiamata Piazza Igea) era il luogo dove Walter e i suoi compagni si incontravano ed era stata teatro di tensioni politiche. Imporre il monumento lì, significava cambiare l’identità di quel luogo per sempre.
Ricordo che tutto fu fatto in piena notte, grazie all’aiuto del padre di uno di quei giovani che mise a disposizione il proprio camioncino con una piccola gru, che oltre i limiti delle proprie possibilità tecniche, calò più di cinque tonnellate di pietra e bronzo, nel basamento in cemento colato nel stesso momento. Fu un piccolo miracolo, quando penso che per la ricollocazione del 2022 sono servite due potenti gru, le stesse utilizzate nella Basilica di San Pietro per l’altare del Bernini e la Pietà di Michelangelo.

COME SI PRESENTAVA IL MONUMENTO IN ORIGINE?
G.R.- Nel 1980, il monumento appariva leggermente diverso da come lo vediamo oggi dopo il restauro del 2022:
Il basamento: Era un blocco di cemento gettato in uno scavo fatto a mano, nel giardino della piazza. Lo abbiamo considerato come una soluzione “provvisoria” o d’emergenza, dato che i fondi erano limitati e c’era la fretta di inaugurarlo per il terzo anniversario della morte. Ma rimase così per circa vent’anni.
LA STRUTTURA: La massa di peperino (il meteorite) era fissata al basamento tramite un solo perno ad H in ferro acciaioso.
L’opera scultorea: era stata ricavata da un blocco di peperino di Marino 3,15 x 1,50 x 0,85 per un totale di mc 4,01, pagato 601.500 lire il 27 ottobre del 1977, un mese dopo la morte di Walter.
Per la realizzazione ci sono volti due anni e molta fortuna, perchè fu scolpito tutto all’aperto, nel piazzale della cava a ridosso della via dei Laghi a Marino. Pochi sanno che, una mattina del 1978, mentre ero intento a scolpire il blocco di pietra, fui bersagliato da tre colpi di pistola provenienti da un’auto bianca. Per fortuna mi mancarono, ma ferirono il povero cane della cava che per fortuna se la cavò anche lui, però con una zampa azzoppata. Forse era gente non amante dell’arte …
L’INAUGURAZIONE DEL 30 SETTEMBRE 1980
Il giorno dell’inaugurazione fu un evento di massa. Migliaia di persone si radunarono in piazza Igea. Non fu una cerimonia formale con nastri tagliati dalle autorità, ma una manifestazione politica e di memoria.
NOTA STORICA: Fu in quel periodo che iniziò la pressione popolare per cambiare ufficialmente il nome della piazza. Sebbene per tutti fosse già “Piazza Walter Rossi” dal giorno della posa del monumento, la toponomastica ufficiale cambiò solo molti anni dopo.

GLI EVENTI RECENTI: il crollo e il restauro
Negli ultimi anni, il monumento è tornato all’attenzione della cronaca per un incidente strutturale dovuto alle vibrazioni causate dal traffico e dal cedimento di un palo d’acciaio aggiunto nel 2009 in seguito allo spostamento del monumento su un nuovo basamento di cemento armato voluto dall’allora sindaco di Roma Gianni Alemanno.
NOTE A MARGINE DI G.R.:
- Il crollo (28 Marzo 2021 domenica delle Palme): Il monumento è stato trovato a terra, divelto dal basamento e ridotto in “mille pezzi”. Inizialmente si pensò a un atto vandalico di matrice politica, ma i rilievi della Sovrintendenza e dello stesso autore accertarono un cedimento strutturale.
- Il ripristino (Aprile 2022): Dopo un accurato restauro realizzato da Rogolino, l’opera è stata ricollocata in piazza Walter Rossi. In questa occasione, l’artista ha apportato alcune modifiche previste nel progetto originale del 1978 ma mai realizzate prima per mancanza di fondi, portando l’opera scultorea alla sua completezza. Il lungo ripristino, durato 200 giorni, si è reso necessario perché il peperino utilizzato all’epoca, molto particolare per colore ed intrusioni, era ormai esaurito da tempo, rendendo impossibile l’utilizzo della nuova pietra.

Oggi la piazza e il monumento rimangono un punto di ritrovo per le commemorazioni annuali, mantenendo vivo il ricordo non solo di Walter Rossi, ma di un’intera generazione viva e reattiva. Un esempio di come una scultura voluta “dal basso” può diventare simbolo ed epicentro della memoria.
Perché non sono le parole dei tanti che formano la società, ma l’esempio di pochi.
Per chi volesse approfondire la vicenda della ricostruzione del blocco in pietra danneggiato consigliamo la visione del seguente video, buona visione: