IL DIRITTO PIEGATO ALLA GUERRA, IL DISSENSO SOTTO ACCUSA

Il diritto piegato alla guerra, il dissenso sotto accusa

L’inchiesta che ha portato all’arresto di Mohammad Hannoun e di altri attivisti palestinesi si inserisce in una sequenza coerente di atti politici e repressivi: un filo che lega la criminalizzazione della solidarietà, l’allineamento alle strategie di guerra e la compressione progressiva delle libertà costituzionali.

Dalla lettura degli atti emerge un nodo decisivo: una parte centrale dell’impianto accusatorio si fonda su documentazione prodotta da apparati militari e di intelligence israeliani, raccolta durante operazioni di guerra e acquisita come “documentazione” ai sensi dell’art. 234 c.p.p. Si tratta di materiale formato all’estero, senza garanzie procedimentali, proveniente da uno Stato occupante e più volte censurato dall’ONU. Non è cooperazione giudiziaria: è una delega repressiva che mette in tensione sovranità, separazione dei poteri e diritto di difesa.

Il teorema che ne deriva è ancora più grave. L’ordinanza ammette che non vi siano prove dell’uso di fondi raccolti in Italia per attività armate. Eppure qualsiasi sostegno umanitario diventa penalmente rilevante se veicolato da associazioni che Israele indica come “vicine” ad Hamas. In questo schema, aiutare civili, orfani o feriti può essere assimilato al terrorismo. Non si puniscono fatti, ma relazioni politiche presunte.

Questo impianto si inserisce in una strategia più ampia. Il 29 dicembre la Knesset ha approvato la legge che revoca l’immunità diplomatica all’UNRWA, autorizzando azioni legali, espropri dei suoi uffici a Gerusalemme Est e l’interruzione di servizi essenziali. Parallelamente, ONG come Medici Senza Frontiere, Oxfam e ActionAid subiscono il blocco dei permessi sulla base di accuse mai provate. È un attacco frontale all’architettura del diritto umanitario.

In Italia la stessa logica colpisce studenti e giovani. A Torino sei minorenni del Liceo Einstein sono stati posti agli arresti domiciliari per le mobilitazioni pro Palestina. Le contestazioni riguardano blocchi di stazioni e iniziative contro la logistica di guerra, mentre il Parlamento approva una legge finanziaria che aumenta di 23 miliardi la spesa militare e si parla apertamente di leva. Non è gestione dell’ordine pubblico: è disciplinamento preventivo.

La solidarietà con la Palestina diventa così un laboratorio di diritto d’eccezione. Quando il dissenso viene trattato come nemico interno, la posta in gioco non è solo Gaza, ma la tenuta democratica del Paese. Difendere chi oggi è sotto accusa significa difendere il perimetro stesso dei diritti.

Lo Stato di diritto non si deve piegare alla dottrina israeliana.

Andiamo avanti, senza paura!
Con la Palestina nel cuore❤️🇵🇸
Buon 2026 a tuttə…e che sia un anno di RESISTENZA!
❤️✊🏽🌹

https://www.facebook.com/share/p/1A4e9r5bGB/
https://www.instagram.com/p/DS7hvS8jeAu/?igsh=a2UybGE0N3EwcDBw